Cenni documentativi

È una costruzione del principio del sec. XVII, che ha sostituito nella parrocchialità la chiesa più antica, dentro il castello, anch’essa intitolata alla Vergine.
Sorta per ampliamento di antica edicola con l’affresco della B. V. di iuspatronato della comunità, è situata nel versante più occidentale del castello di Orsano.
La facciata e il portico a tracanna sul lato sinistro si devono ad interventi successivi (secoli XVIII-XIX), mentre l’interno, dove si concentrano gli elementi di maggior interesse, conserva anche nei particolari dell’arredo l’aspetto seicentesco.
Anche i danni provocati alla parete destra dal crollo della torre castellana sono stati ragionevolmente riparati e, una volta tanto, non hanno dato luogo ad ulteriori perdite.

Interno

Come in molte altre chiese della montagna, ma qui con maggior evidenza, grazie alla buona conservazione, si ha l’esatta misura di come queste piccole comunità concepissero festoso e ornato l’arredo ecclesiastico.
I quattro altari laterali, due per ogni parete, e la ricca macchina dell’altare maggiore, intagliati, dorati e policromati, compongono un vivace insieme che si deve probabilmente ad un’unica bottega di artigiani della zona.
Anche il sontuoso paliotto dell’altare maggiore, intagliato e dorato, è un’interpretazione provinciale del tipo a volute e figure, diffuso nel barocco romano.
Esso protegge una statua lignea del Cristo morto, di analogo carattere.
Agli altari, pale del sec. XVII (Crocifisso e SS. Girolamo e Antonio Abate; Immacolata Concezione; Madonna di Loreto e SS. Antonio di Padova e Bernardino, la tela migliore, c. 1630; Madonna e SS. Caterina e Lucia).
Sull’altare maggiore, a tre scomparti, il pannello centrale inquadra una Madonna col Bambino, affresco della seconda metà del sec. XVI della maniera degli Angelucci, staccato forse da un’edicola (la data 1567 nella iscrizione sulla cimasa dell’altare deve essere stata ricavata da un’iscrizione forse visibile sull’affresco prima del distacco).
L’organo è del sec. XVIII. fu costruito da Fedeli di Foligno.